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rilievo che a tutti è agevole constatare. Né si deve dimenticare lo spirito di affezionata
          collaborazione con la Presidenza e con l’Amministrazione, che ha permesso di valorizzare
          al massimo il lavoro dei singoli formando un tutto armonico.
            Il Presidente conclude, invitando il Consiglio ad approvare la proposta che le sue
          parole di giusto riconoscimento per l’opera svolta dal Direttore Generale vengano inserite
          nel fascicolo del Bilancio, dando così la pubblica dimostrazione di come sia valutato e
          considerato dalla Presidenza e dal Consiglio il lavoro del dott. Rota”.


            9. Nota esplicativa sulle erogazioni liberali determinate per statuto in
          sede di approvazione dei Bilanci


            Nel paragrafo precedente si è dato conto, per la prima volta in questa narrazione,
          delle erogazioni del San Paolo per scopi filantropici, benefici, culturali e di pubblica
          utilità. E ciò, considerata l’opportunità di riferire, a partire dal secondo ventennio
          della nostra storia, anche l’ammontare annuale delle relative quote determinate
          statutariamente. Argomento peraltro già accennato nel Cap. 10 par. 2. Qui giova
          sottolineare che la relativa norma statutaria rappresentava la peculiarità benefica
          del San Paolo. E poiché la quota annuale, a disposizione del Consiglio di Ammini-
          strazione per le finalità anzidette, era determinata secondo la percentuale dell’utile
          netto di esercizio stabilita nello statuto, va da sé che essa poteva aumentare da un
          anno all’altro con la crescita del relativo utile netto, come poteva invece diminuire
          nel caso opposto.
            Sennonché,  nel fluire degli anni di questa piccola storia del San Paolo, si è
          sempre registrata la prima ipotesi, e non per caso. A un’attenta osservazione dei
          bilanci dell’Istituto nel corso della narrazione,  non può sfuggire la circostanza che
          questa politica di bilancio era proprio la concreta testimonianza della sensibilità del
          San Paolo ai problemi sociali e collettivi. Basti considerare che anche negli “anni di
          magra” si potevano gestire gli accantonamenti non obbligatori per legge in modo
          da chiudere i relativi bilanci con un utile netto, anche se di poco superiore a quello
          dell’anno precedente. E questo proprio per soddisfare, ogni anno nel modo migliore,
          quella che era la “ragione sociale” dell’Istituto.












          150 - IL SAN PAOLO DI TORINO - 1946-2006
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