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la spinta negli investimenti in un momento così delicato: la riduzione della riserva
obbligatoria , il contingentamento dei Buoni Ordinari del Tesoro, il rimborso dei
Buoni del Tesoro Novennali in scadenza e una nuova disciplina dei tassi interbancari.
Particolarmente efficaci furono i primi due, che riducevano nel sistema bancario i
vincoli di investimenti in titoli dello Stato, provvidamente lasciati dal legislatore alla
gestione della Vigilanza, con la conseguente liberazione di liquidità delle aziende
di credito utilizzabile per l’attività creditizia.
Quanto ai singoli settori, l’agricoltura, in cui i problemi rimanevano, era sempre in
attesa di incentivi mirati viepiù indispensabili, anche se l’esodo delle forze lavoro aveva
ridotto la pressione demografica. Le spese di distribuzione incidevano in misura notevole
sul prezzo di vendita a tutto vantaggio degli intermediari. Per questi motivi, si rendeva
necessario il potenziamento, nell’ambito del “Piano verde”, di tutti i rami del settore,
perché un aumento della popolazione senza analogo aumento della produzione compor-
tavano, per forza di cose, un incremento delle importazioni. Nell’industria il progresso,
più contenuto rispetto agli anni precedenti, aveva subito un rallentamento. Chiaro
sintomo, anche questo, della ridotta formazione del risparmio a causa della mancanza
di interesse dei risparmiatori verso gli investimenti produttivi. Come l’agricoltura, anche
il commercio aveva sofferto degli anormali costi di distribuzione il cui onere veniva a
pesare sul consumatore. Solo l’adozione di razionali metodi di distribuzione avrebbe
potuto portare a contatto dei consumatori quei prodotti ad alto costo poco accessibili.
4. La continuità dei soddisfacenti risultati economici e patrimoniali dell’I-
stituto malgrado il contesto sfavorevole
In un contesto economico-finanziario così frastagliato, vediamo come erano andate
le cose in “casa nostra”, cioè al San Paolo. Come sempre gli utili furono più che buoni:
266 milioni di lire per l’Azienda Bancaria, 220 per il Credito Fondiario e 40 per le
Opere Pubbliche per un totale che superava i 500 milioni. Tale utile netto andò a in-
crementare, in buona parte per statuto, i Fondi Patrimoniali i quali, grazie anche agli
accantonamenti a riserve, raggiunsero complessivi 10,5 miliardi (+ 13,5%). E questo
al di là della consueta costituzione di cospicui accantonamenti, ritenuti necessari o
opportuni quali, come per gli anni precedenti, l’ammortamento integrale di tutte le
posizioni in sofferenza, come pure degli acquisti e delle spese a valenza pluriennale, oltre
all’accantonamento di 1.900 milioni in fondi vari e la costituzione di riserve di 1.700
milioni per le partecipazioni. Il complesso degli immobili di proprietà era valutato alme-
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