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attività produttive che comportavano indebitamenti a medio lungo termine, dall’altro
          al diminuito volume di scorte per il rallentamento congiunturale nella prima parte
          dell’anno, con l’effetto di minori necessità di capitale circolante.
            D’altro canto il risparmio delle famiglie non amava affluire nel settore degli inve-
          stimenti azionari. Così le imprese erano costrette a ricorrere viepiù all’indebitamento
          bancario. Di conseguenza, aumentava il grado di immobilizzo degli impieghi del siste-
          ma creditizio e cresceva il divario fra le emissioni azionarie e quelle obbligazionarie. Si
          sviluppò infine, in maggior misura presso le banche, la propensione a investire le loro
          disponibilità nel mercato finanziario (obbligazioni, cartelle fondiarie, Buoni del Tesoro
          e altri titoli di Stato).


            3. La sostenuta dinamica dello sviluppo di raccolta e impieghi


            Alla fine  del 1968 il complesso dei mezzi raccolti dall’Istituto (depositi e conti
          correnti, cartelle fondiarie e obbligazioni) ammontarono a quasi 1.600 miliardi di lire,
          con un incremento del 14,6% , superiore a quanto evidenziato dal sistema bancario. Un
          risultato che testimoniava la forte dinamica che aveva caratterizzato l’attività dell’Istituto
          nel corso dell’esercizio e le sempre crescente fiducia dei risparmiatori.
            Una particolare novità segnò inoltre l’andamento delle diverse componenti della
          raccolta dell’Azienda Bancaria. L’incremento dei depositi risultò superiore a quello dei
          conti correnti, contrariamente a quanto era avvenuto nel corso degli anni precedenti.
          L’aumento del volume dei conti correnti in misura superiore a quella dei depositi a
          risparmio era stato sempre considerato dall’Istituto quale segno evidente del sempre
          più profondo inserimento nel tessuto economico del Paese e in particolare in quello del
          “triangolo” (Piemonte e Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia). Tuttavia, il notevole sviluppo
          dei depositi realizzato nel 1968 non apparve sintomatico di un’attenuazione del radica-
          mento dell’attività creditizia nel territorio, che si mostrava peraltro continuo sulla base
          di specifici parametri.  Venne così interpretato come il risultato della costante fiducia
          goduta presso una sempre più larga base di risparmiatori, alla luce della tradizione nella
          cui continuità i  risparmi delle famiglie affluivano, per la maggior parte, nei “depositi a
          risparmio”, mentre le attività produttive si avvalevano dei “depositi in conto corrente”.
            Anche gli impieghi a breve ebbero, come la raccolta, un’espansione percentualmente
          superiore alle risultanze nazionali complessive. Ammontarono a 500 miliardi di lire,
          con un incremento del 16%. Mantenendo fermi i pilastri fondamentali di un’accorta
          e selettiva politica creditizia, l’Istituto fu in grado di svolgere quel ruolo propulsore che




          162 - IL SAN PAOLO DI TORINO - 1946-2006
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