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mosse al sistema bancario italiano, riportati nella relazione che accompagnava il
bilancio dell’Istituto relativo al 1972; punti che di fatto dettavano letteralmente
una sorta di manifesto dei nuovi orientamenti auspicabili in materia di gestione
del credito: “La critica si estende poi alla funzionalità del sistema imputando allo
stesso un certo scoordinamento sostanziale che si ritiene sussistere tra la programma-
zione economica e l’amministrazione del credito:….. si afferma in concreto che un più
efficiente governo dei mezzi finanziari a disposizione costituisca condizione <<sine
qua non>> per indirizzare, senza vischiosità e nella misura richiesta, il risparmio
monetario sia verso gli investimenti produttivi di cui il Paese ha urgente bisogno per
ridare slancio alla propria economia, sia verso gli investimenti sociali, non più ulte-
riormente procrastinabili, dei quali le collettività locali in specie vanno assumendosi
la responsabilità d’iniziativa, divenendo per ciò stesso interlocutori di primo piano
del sistema bancario”.
Non a caso l’Istituto si fece portavoce delle importanti aspettative della comunità,
di qualunque settore economico e sociale, nei confronti del sistema bancario. Co-
munità che in sostanza spronava le banche a meglio gestire il credito nell’interesse
generale. Era infatti ciò che l’Istituto faceva già. Da sempre.
2. I brillanti risultati negli impieghi e il superamento dei 3.000 miliardi
di raccolta
I cambiamenti imposti da quello che venne definito il “ciclone” valutario, che
all’inizio del 1972 aveva stravolto il precario equilibrio del sistema monetario inter-
nazionale, portarono a sempre più evidenti pressioni speculative sulla lira in vista
di una possibile svalutazione. Pressioni che ebbero conseguenze negative anche nel
settore bancario, determinando un andamento nettamente “a forbice” fra i tassi
attivi, in contrazione per la scarsa reattività del sistema produttivo, e i tassi passivi
in aumento per effetto in particolare della naturale sollecitazione della clientela
al fine di neutralizzare o attenuare il prevedibile calo del potere d’acquisto delle
proprie disponibilità.
Ciononostante, l’Istituto riuscì a cogliere due brillanti risultati, che premiarono
l’attività sagace svolta ai livelli centrali e periferici sul versante della raccolta e
su quello degli impieghi. Al termine dell’esercizio 1972, superò infatti la soglia
dei 3.000 miliardi di lire di raccolta fiduciaria, considerate tutte le componenti
dei fondi amministrati (depositi, conti correnti, cartelle fondiarie e obbligazioni
186 - IL SAN PAOLO DI TORINO - 1946-2006

