Page 187 - demo
P. 187

mosse al sistema bancario italiano, riportati nella relazione che accompagnava il
          bilancio dell’Istituto relativo al 1972; punti che di fatto dettavano letteralmente
          una sorta di manifesto dei nuovi orientamenti auspicabili in materia di gestione
          del credito: “La critica si estende poi alla funzionalità del sistema imputando allo
          stesso un certo scoordinamento sostanziale che si ritiene sussistere tra la programma-
          zione economica e l’amministrazione del credito:….. si afferma in concreto che un più
          efficiente governo dei mezzi finanziari a disposizione costituisca condizione <<sine
          qua non>> per indirizzare, senza vischiosità e nella misura richiesta, il risparmio
          monetario sia verso gli investimenti produttivi di cui il Paese ha urgente bisogno per
          ridare slancio alla propria economia, sia verso gli investimenti sociali, non più ulte-
          riormente procrastinabili, dei quali le collettività locali in specie vanno assumendosi
          la responsabilità d’iniziativa, divenendo per ciò stesso interlocutori di primo piano
          del sistema bancario”.
            Non a caso l’Istituto si fece portavoce delle importanti aspettative della comunità,
          di qualunque settore economico e sociale, nei confronti del sistema bancario. Co-
          munità  che in sostanza spronava le banche a meglio gestire il credito nell’interesse
          generale. Era infatti ciò che l’Istituto faceva già. Da sempre.


            2. I brillanti risultati negli impieghi e il superamento dei 3.000 miliardi
          di raccolta


            I cambiamenti imposti da quello che venne definito il “ciclone” valutario, che
          all’inizio del 1972 aveva stravolto il precario equilibrio del sistema monetario inter-
          nazionale, portarono a sempre più evidenti pressioni speculative sulla lira in vista
          di una possibile svalutazione. Pressioni che ebbero conseguenze negative anche nel
          settore bancario, determinando un andamento nettamente “a forbice” fra i tassi
          attivi, in contrazione per la scarsa reattività del sistema produttivo, e i tassi passivi
          in aumento per effetto in particolare della naturale sollecitazione della clientela
          al fine di neutralizzare o attenuare il prevedibile calo del potere d’acquisto delle
          proprie disponibilità.
            Ciononostante, l’Istituto riuscì a cogliere due brillanti risultati, che premiarono
          l’attività sagace svolta ai livelli centrali e periferici  sul versante della raccolta e
          su quello degli impieghi. Al termine dell’esercizio 1972, superò infatti la soglia
          dei 3.000 miliardi di lire di raccolta fiduciaria, considerate tutte le componenti
          dei fondi amministrati (depositi, conti correnti, cartelle fondiarie e obbligazioni




          186 - IL SAN PAOLO DI TORINO - 1946-2006
   182   183   184   185   186   187   188   189   190   191   192